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		<title><![CDATA[BLOG]]></title>
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		<description><![CDATA[Articoli e approfondimenti di psicologia, counseling e coaching per la crescita e il benessere personale]]></description>
		<language>IT</language>
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			<title><![CDATA[Quando le paure diventano fobie]]></title>
			<author><![CDATA[Sabrina Pontani]]></author>
			<category domain="https://www.sabrinapontani.it/blog/index.php?category=Tutte_le_categorie"><![CDATA[Tutte le categorie]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000E"><div>QUANDO LE PAURE DIVENTANO FOBIE.</div><div>Ciascuno di noi ha un punto debole o può provare paura di trovarsi di fronte a situazioni potenzialmente pericolose o sgradevoli che tuttavia non comportano alcuna limitazione di rilievo. Quando le paure che proviamo, però, sono tali da ostacolare alcuni aspetti della nostra vita ci troviamo di fronte ad un problema che ha un nome ben preciso: fobia. </div><div>Le fobie sono paure estreme, sproporzionate e ingiustificate di un oggetto o di un evento, che determina nella persona reazioni intense di angoscia. L’oggetto della paura, pur non rappresentando di per sé una reale minaccia, scatena nel soggetto fobico comportamenti irrazionali e una serie di sintomi fisiologi. Non importa che siano gli spazi chiusi o i ragni, le altezze o il buio, c’è una paura per tutto. Il soggetto, pur essendo consapevole dell'irrazionalità dei propri timori, continua a provare angoscia. Normalmente il fobico comprende che il suo è un comportamento irragionevole, ma non riesce a superare la paura angosciante con uno sforzo di volontà; si sente piuttosto, spinto a evitare quella specifica cosa o situazione che la espone a un’ansia insopportabile, che si manifesta anche di fronte all’immagine fotografica o al solo pensiero dell’oggetto fobico. E’ chiaro che la prima soluzione adottata è quella di evitare con grande cura e attenzione tutte le situazioni che possono generare ansia. Di fatto questa è una falsa soluzione perché implica rinunce, a volte piccole, spesso anche notevoli.</div><div>Le fobie specifiche sono innumerevoli, a volte bizzarre, in alcuni casi molto penalizzanti. Tra le fobie più conosciute ci sono: la paura delle altezze, o acrofobia; la paura dei serpenti, o ofidiofobia; la paura di parlare in pubblico (glossofobia); la paura dei ragni (aracnofobia); la paura dei piccoli spazi (claustrofobia); la paura dei topi (musofobia); la paura degli spazi aperti (agorafobia); la paura della folla (enoclofobia); la paura del buio (nictofobia); la paura del sangue (emofobia); la paura dei cani (cinofobia). A queste si aggiungono molte altre che possono sembrare insolite. Tra i sintomi più comuni nei fobici ci sono: tachicardia, nausea, vertigini, tremori, paura di svenire, morire o perdere il controllo, panico e senso di costrizione al petto. Dietro a paure così specifiche, si nasconde spesso un disagio personale più serio. Perché allora non provare a risolverlo? Nonostante le fobie diano origine a una serie di sintomi importanti e gravi limitazioni ci sono ancora tante persone che si rassegnano a convivere a lungo con timori irrazionali di ogni tipo, accettando un’esistenza “condizionata”. Eppure ci sono percorsi terapeutici che sono efficaci anche in periodi brevi. Perché vivere di paure quando possono essere sconfitte? Quando il problema interferisce con la qualità della vita è il momento di chiedere aiuto. </div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 18 Dec 2018 14:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La trappola del perfezionismo ]]></title>
			<author><![CDATA[Sabrina Pontani]]></author>
			<category domain="https://www.sabrinapontani.it/blog/index.php?category=Tutte_le_categorie"><![CDATA[Tutte le categorie]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000D"><div><b><span class="fs14lh1-5 cf1">La trappola del perfezionismo</span></b></div><div><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Perseguire buoni risultati, cercare di migliorarsi e far bene le cose sono atteggiamenti positivi. Quando l’attenzione ostinata ai dettagli, la continua ricerca del massimo risultato e la tendenza a criticare risultati non soddisfacenti si combinano tra loro parliamo di perfezionismo. Il perfezionismo, a piccole dosi, può essere una strategia per raggiungere i propri obiettivi di vita. Una certa tendenza al perfezionismo potrebbe essere una conseguenza del bisogno, basilare nell’essere umano, di competenza ed autoefficacia. Tuttavia, esiste anche un lato oscuro verso il quale occorre prestare attenzione. Quando la ricerca della perfezione è continua e pervade diversi ambiti della vita anziché migliorare le performance rischia</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1">di inficiarle a causa di un’eccessiva accuratezza e meticolosità.</span></span></div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">In psicologia il concetto di perfezionismo risale alla fine degli anni ’60. Hollander (1978) definisce il perfezionismo come la consuetudine di chiedere a se stessi o ad altri livelli di performance più elevati di quanto non sia necessario in una determinata situazione. Inoltre evidenzia la possibilit</span><span class="cf1">à </span><span class="cf1">che esista un perfezionismo “</span><span class="cf1">normale</span><span class="cf1">” in cui la persona stabilisce standard prestazionali elevati e una volta raggiunti è soddisfatto di s</span><span class="cf1">é </span><span class="cf1">e un perfezionismo “negativo o disfunzionale”</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1">in cui chi ne soffre non riesce mai a fare abbastanza per essere soddisfatto della propria performance (E. Giusti, O. Caputo, 2009). In quest’ultimo caso è chiaro come l’autostima del perfezionista dipende dal raggiungimento degli obiettivi stabiliti.</span></span></div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Il perfezionismo è disfunzionale quando compromette il benessere dell’individuo provocando:</span></div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span><div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]--><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">•</span><span class="cf1"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><!--[endif]--><span class="cf1">stati di ansia elevati;</span></span></div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span><div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]--><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">•</span><span class="cf1"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><!--[endif]--><span class="cf1">emozioni negative (inadeguatezza, fallimento, inefficacia);</span></span></div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span><div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]--><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">•</span><span class="cf1"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><!--[endif]--><span class="cf1">difficoltà lavorative;</span></span></div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span><div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]--><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">•</span><span class="cf1"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><!--[endif]--><span class="cf1">difficoltà relazionali, affettive e sociali.</span></span></div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il perfezionista nella ricerca della perfezione perde l’umorismo, la leggerezza, la frivolezza, tende a procrastinare, non riesce ad essere una persona libera, poiché sente di “dovere” costantemente perseguire alti standard che si è imposto nonostante ciò implichi una serie di conseguenze a livello emotivo, sociale, fisico, comportamentale e cognitivo. Tali conseguenze sono ritenute la dimostrazione del proprio impegno e il prezzo da pagare per ottenere stima di sé. La continua ricerca della perfezione rende la vita a senso unico e limita l’esistenza della persona. </span></div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span><div><span class="fs14lh1-5">Se ci soffermiamo un attimo a pensare ci rendiamo conto che più ci si sforza di essere perfetti meno lo si è. La verità è che le persone non sono perfette se non nelle loro imperfezioni, che le rendono uniche. Soltanto accogliendo le proprie imperfezioni si può raggiungere la felicità. Obbligarci ad essere ciò che non siamo è solo fonte di frustrazione e stress. Attraverso il supporto psicologico si possono affrontare quei passi necessari per uscire dalla trappola del perfezionismo e assaporare il piacere dei diversi aspetti della vita. Citando Carl Gustav Jung “<i>La vita, per compiersi, ha bisogno non della perfezione, ma della completezza</i>”.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 18 Dec 2018 09:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Depressione......come uscire dal tunnel]]></title>
			<author><![CDATA[Sabrina Pontani]]></author>
			<category domain="https://www.sabrinapontani.it/blog/index.php?category=Tutte_le_categorie"><![CDATA[Tutte le categorie]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000B"><div><b><span class="fs18lh1-5">Depressione… come uscire dal tunnel</span></b><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify">La mancanza di speranza è uno dei sintomi più evidenti della depressione …ma cos’è la de-pressione? La depressione è un'alterazione del tono dell'umore caratterizzata da un senso di tristezza continuo e pervasivo, da una mancanza di fiducia nel futuro e nelle proprie possibilità, dalla certezza che nessuno ci potrà aiutare. Chi soffre di depressione oltre a presentare un abbassamento nel tono dell’umore presenta una riduzione delle spinte vitali. Quando si vive uno stato depressivo vengono meno la fiducia nelle proprie risorse e la speranza nel futuro. Le attività quotidiane vissute con piacere, come investire nei rapporti sociali, lavorare, occuparsi dei figli, &nbsp;diventano pesanti e a volte impossibili. Tutto sembra rallentare: il tempo vissuto, lo scorrere dei pensieri e delle parole, i movimenti del corpo. Il mondo si tinge di colori sbiaditi e scema la voglia di parteciparvi. Ci si sente bloccati in un eterno presente che non passa mai. Tutto ciò spesso può togliere l’appetito e rubare il sonno, generare vissuti di ansia che tolgono la serenità. A volte la sofferenza può mimetizzarsi in un corpo che presenta dolori (cefalee, dolori diffusi, preoccupazioni persistenti rispetto alla salute fisica). Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la depressione è una condizione molto diffusa al mondo ed è in continua crescita.<span class="fs12lh1-5"> </span>La depressione è in aumento tra i giovani, gli adolescenti e i giovani adulti. Nel corso della vita può capitare a tutti di soffrire, per un periodo più o meno lungo di tempo, di depressione a seguito di una separazione, di un lutto, di un trasferimento abitativo o a seguito della perdita di un lavoro.<span class="fs12lh1-5"> </span>Esistono diverse forme di depressione, alcune nascono da dentro senza una causa specifica apparente, altre come reazione a un grave stato di stress o di ansia. Quest’ultima forma è quella più frequente. Inoltre, ci sono alcuni comportamenti tipici attuati dalle persone depresse che favoriscono lo sviluppo di circoli viziosi e che, dunque, mantengono nel tempo l’umore depresso. Questi comportamenti, tendono a ridurre la produttività lavorativa, il contatto con nuove esperienze e limitano enormemente anche la probabilità di provare emozioni piacevoli e di modificare le idee negative su se stessi, sul mondo e sul futuro.<span class="fs12lh1-5"> </span>Premesso che la depressione si può presentare in diverse forme, quali sono i sintomi più comuni? La depressione si può manifestare attraverso sintomi di tipo fisico, emotivo, comportamentale e cognitivo.</div> &nbsp;<div class="imTAJustify">I sintomi fisici più comuni sono: senso di fatica, perdita di energie, difficoltà di concentrazione e di memoria, perdita o aumento di peso, insonnia o ipersonnia, mancanza di desiderio sessuale, dolori fisici. Le emozioni caratteristiche provate da chi è depresso sono la tristezza, l’angoscia, la disperazione, il senso di colpa, il vuoto, la mancanza di speranza nel futuro, la perdita di interesse per qualsiasi attività, l’irritabilità e l’ansia. Il primo passo per uscirne è riconoscerla e sapersi affidare a validi professionisti. Un aiuto può venire dai farmaci, che tuttavia da soli non sono risolutivi. Per quanto efficaci su molti sintomi depressivi, i farmaci, infatti, non agiscono sui fattori profondi che portano una persona a ritirarsi nella depressione. Questi aspetti sono meglio affrontabili con un percorso di psicoterapia. Quindi esplorare l’aspetto psicologico cercando di risolvere i problemi interiori, capire a cosa sono dovuti e cercare di aggirare o eliminare del tutto l’ostacolo è molto importante per uscire da quello che sembra “un tunnel” senza fine. La psicoterapia può offrire uno spazio di accoglienza e riconoscimento dei propri vissuti. Durante la psicoterapia, il professionista accompagna la persona in un percorso di conoscenza di sé volto a mettere in parola quel dolore prima rappresentato da un corpo sofferente…lo accompagna in un processo di consapevolezza a dare significato al sintomo per poi affrontare le paure e predisporre al cambiamento. In particolare con il modello integrato di trattamento breve strutturato in 4 fasi e 12 microstep il terapeuta attraverso l’integrazione di vari approcci alterna in modo efficace modalità contenitive ed espressive (Giusti, Pacifico, Fiume, 2013).</div> &nbsp;<div class="imTAJustify">Citando Vittorino Andreoli (…) la lotta alla depressione è una gloriosa lotta di liberazione di sé stessi e delle proprie potenzialità, un meraviglioso seppur doloroso viaggio nella propria interiorità alla scoperta del proprio valore e della propria forza (...).</div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="ff1"> </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 18 Dec 2018 08:57:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Adolescenza età di crisi e di evoluzione]]></title>
			<author><![CDATA[Sabrina Pontani]]></author>
			<category domain="https://www.sabrinapontani.it/blog/index.php?category=Adolescenza"><![CDATA[Adolescenza]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000A"><div><span class="fs11"><span class="cf1">L’adolescenza, per i cambiamenti a cui sottopone,</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1">è</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1">un periodo</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1">di crisi. Nell’uso comune tale termine assume un’accezione negativa, tuttavia la parola crisi nel tempo ha assunto vari significati che ne hanno sottolineato gli aspetti positivi: evoluzione di una determinata situazione, di una condizione fisica o psichica nel tempo caratterizzata da riflessione, valutazione e discernimento. Se ci soffermiamo su quest’ultimo significato del termine la visione della crisi del periodo adolescenziale cambia. Arturo Casoni, ad esempio, in “Adolescenza liquida” descrive l’adolescenza come potenzialità, mobilità, liquidità ed espressione di un momento fertile della vita ricco di carica potenziale, caratterizzato dalla ricerca della conquista di autonomia e indipendenza e dal bisogno di affermare la propria identità, cogliendo l’aspetto positivo di questa fase della vita. La caratteristica di periodo di crisi è determinata dalla pressione psicologica che dipende dai mutamenti vissuti dall’adolescente, poiché alle trasformazioni fisiche è fondamentale che corrispondano anche cambiamenti psichici. L’adolescenza, nonostante la crisi che comporta non è caratterizzata necessariamente da manifestazioni eclatanti, continui conflitti e da inevitabile sofferenza. Comunque, bisogna riconoscere che questo passaggio obbligato verso uno stadio adulto, che oggi accade sempre più tardi, implica molti sentimenti contraddittori rispetto al presente e molte incertezze rispetto al futuro. Se per alcuni giovani questo periodo della vita è vissuto come la possibilità di liberarsi dalle restrizioni dell’infanzia e aprirsi a nuove possibilità, nuovi piaceri, per altri è vissuto come un momento particolarmente difficile. In questo periodo l’adolescente tende a prendere le distanze da ciò che è familiare per sperimentare altro, e non manca di manifestare attrazione-repulsione verso i parenti più stretti. Ciò avviene maggiormente quando la relazione precedente era intensa e particolarmente carica di attese. Questi comportamenti si ritrovano nelle condotte ordinarie di opposizione che tendono anche facilmente a scomparire. Le condotte di opposizione, infatti, sono strumenti tesi a regolamentare lo spazio familiare e si manifestano con comportamenti che vanno dal semplice broncio all’aggressione di uno o di tutte e due i genitori. Inoltre, rispondono anche al bisogno dell’adolescente di crearsi </span>spazi privati, come cogliere le occasioni per uscire da casa o chiudersi nella propria stanza. Oltre a questi comportamenti, che sono per lo più temporanei, l’adolescenza è piena di atteggiamenti abbastanza duraturi e stabili che gettano le basi per la costruzione di modelli identitari. Tra i vari esempi che si possono fare ci sono: adolescenti sognatori, romantici, passionali, asceti, ribelli, e anche adolescenti che fuggono il confronto dalla realtà, altri che attuano comportamenti delinquenziali, auto ed etero distruttivi, che assumono droghe, che sono continuamente alla ricerca di nuovi rischi per sentirsi vivi. Il paradosso vissuto dall’adolescente è “volersi staccare, rendersi autonomo dall’adulto e allo stesso tempo aver bisogno della forza dell’adulto per raggiungere tale obiettivo”. L’adolescenza permette all’individuo di accedere a nuovi territori il cui senso può essere colto solo attraverso la sperimentazione. In questo senso l’adolescenza può essere descritta come l’embrione di una storia di vita in divenire poiché in questa fase si prendono le decisioni riguardanti il proprio futuro, accettando oppure rifiutando l’integrazione della dimensione fisica con quella mentale. Lo stato di conflitto mente corpo che si presenta può essere superato con successo in modo armonico o può avere un esito disturbato, non armonico. Il periodo evolutivo che caratterizza questa età, usando un termine Kafkiano, possiamo definirlo come un periodo di transform-azione che racchiude in sé cambiamento, movimento, azione, necessari per passare da un IO bambino ad un Io adulto da strutturare. Durante questo passaggio l’adolescente avverte la frantumazione del suo IO bambino e la successiva strutturazione di un IO adulto. Tale senso di frantumazione può diventare un pensiero tragico, con vissuti negativi, che se non adeguatamente contenuti, elaborati, trasformati possono tracciare un percorso psicopatologico esistenziale. In questi casi, l’ascolto e la presenza di un “adulto nutritivo” sono importanti affinché l’esperienza-vissuta non si dischiuda in un campo di forte disagio. E’ in queste situazioni che interventi di sostegno psicologico possono essere di grande aiuto per l’adolescente affinché possa sviluppare una struttura personale solida. Altro aspetto fondamentale sono le relazioni interpersonali. Le caratteristiche delle relazioni e l’interdipendenza tra il sé e l’altro, e più in generale il mondo diventano un aspetto determinante nel processo evolutivo di crescita. Infatti, il comportamento umano è il risultato, oltre che delle caratteristiche genetiche anche di quelle che derivano dall’ambiente familiare, sociale, culturale in cui la persona è inserita sin dalla sua nascita. In questo senso l’ambiente costituisce la fonte degli stimoli di cui la persona è oggetto, che modellano la sua psiche e costituiscono un bagaglio di risorse energetiche necessarie per affrontare la sua esperienza di vita e ne influenzano l’evoluzione della strutturazione del sé. Tornando al concetto di crisi possiamo asserire che l’adolescenza è necessariamente un momento di crisi: in questo periodo di passaggio ed evoluzione l’adolescente non può più essere chi era prima. Come l’adolescente affronta e supera questo periodo della vita, dipende molto dal contesto ambientale in cui vive e dal tipo di relazioni che l’ambiente umano gli riserva</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Feb 2018 12:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[ANSIA condizione diffusa che genera uno stato continuo di preoccupazione. Conoscerla per contrastarla]]></title>
			<author><![CDATA[Sabrina Pontani]]></author>
			<category domain="https://www.sabrinapontani.it/blog/index.php?category=Ansia"><![CDATA[Ansia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000007"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14"><span class="cf1">Oggi possiamo dire di vivere in un momento storico in cui l’ansia è una condizione molto diffusa e che genera preoccupazione continua. Ma… che cos’è l’ansia? Uno stato d’ansia è una condizione di eccessiva preoccupazione, uno stato di allerta, in cui ciò che suscita la preoccupazione non è definito. La persona che vive un forte stato d’ansia non avverte paura per qualcosa di concreto, infatti, il più delle volte non riesce a d</span><span class="cf1">efinire per cosa. In generale un certo grado di ansia accompagna ogni passo della nostra vita e molto spesso è uno stimolo per superare gli ostacoli che ci si presentano. Tuttavia, ci sono ansie, dalle quali sembra che non possiamo metterci al riparo. Da un punto di vista sociologico, la condizione di ansia diffusa è generata dalle minacce alla sicurezza su scala globale, dalla crisi economica, dalla crescente difficoltà per i giovani di trovare una loro occupazione, dal diffuso disagio creato da una società che cambia molto rapidamente e offre pochi punti di riferimento stabili. Il sociologo Zygmunt Bauman definisce la vita di oggi “liquida“, vissuta in condizioni di continua incertezza, con la paura di rimanere indietro, in un contesto in cui i legami, le</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1">elazioni, sia dal punto di vista lavorativo sia dal punto di vista affettivo, vengono a mancare. Si può, quindi, parlare di un’epoca che è caratterizzata da una sorta di ansia collettiva che finisce per compromettere la nostra capacità, sia come individui sia come comunità, di immaginare un futuro florido e sereno? Probabilmente si .Oltre al l e caratterizzazioni sociologiche l’ansia è oggetto di studi che ne indagano le basi celebrali e le manifestazioni consapevoli, con possibili ricadute sulle strategie</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1">terapeutiche. Il celebre scienziato Joseph Le-Doux, uno dei maggiori esperti delle emozioni come l’ansia e la paura, ritiene che l’ansia sia una normale risposta emotiva, presente nella nostra vita. E’ il prezzo da pagare per avere un cervello capace di immaginare il futuro, di ipotizzare ciò che può accaderci in particolare. Ci sono, tuttavia, anche situazioni in cui l’ansia diventa disfunzionale, interferisce con la vita di tutti i giorni, ci compromette le capacità </span>di valutare i rischi reali a cui andiamo incontro e incide<span class="cf1"> </span>negativamente con la qualità della nostra vita. In<span class="cf1"> </span>questi casi la domanda da porci è: quando<span class="cf1"> </span>superiamo il giusto livello di ansia? In alcune<span class="cf1"> </span>circostanze personali il livello è soggettivo, poi<span class="cf1"> </span>quando l’ansia diventa il sentimento prevalente e<span class="cf1"> </span>comporta una compromissione nel comportamento<span class="cf1"> </span>con amici e familiari o sul rendimento lavorativo è<span class="cf1"> </span>necessario ricorrere al supporto psicoterapeutico e a<span class="cf1"> </span>volte anche ai farmaci. Altra domanda da porci è:<span class="cf1"> </span>come mai ci sono persone più ansiose di altre?<span class="cf1"> </span>Sempre Joseph Le-Doux nel suo ultimo libro “Ansia”,<span class="cf1"> </span>ipotizza tre fattori di debolezza che possono condurre<span class="cf1"> </span>a un’elaborazione alterata della minaccia. Chi ne<span class="cf1"> </span>soffre non distingue le cose sicure da quelle<span class="cf1"> </span>pericolose e amplifica l’importanza delle minacce<span class="cf1"> </span>percepite. Dei tre fattori il primo è riscontrato in<span class="cf1"> </span>componenti genetiche e cerebrali innate, il secondo è dato dalle tendenze psicologiche generali della<span class="cf1"> </span>persona, tra le quali emerge la valutazione delle<span class="cf1"> </span>situazioni come difficili o impossibili da controllare<span class="cf1"> </span>sotto il profilo cognitivo o comportamentale. Il terzo è<span class="cf1"> </span>relativo alle esperienze di apprendimento: se si vivono<span class="cf1"> </span>nell’infanzia situazioni “non controllabili” si potrà<span class="cf1"> </span>essere più facilmente vittime di quelle situazioni.<span class="cf1"> </span>Arriviamo alle domande finali, poiché è chiaro che chi<span class="cf1"> </span>soffre di ansia lotta contro una sofferenza che genera<span class="cf1"> </span>un handicap nella vita sociale, come si può<span class="cf1"> </span>contrastare? Qual’è la cura migliore? Da evidenze<span class="cf1"> </span>scientifiche è comprovato che i farmaci riducono le<span class="cf1"> </span>risposte comportamentali, quindi agiscono sui circuiti<span class="cf1"> </span>automatici che non coincidono con quelli alla base dell’emozione consapevole. Alcune molecole riducono i fenomeni di evitamento (ad esempio le persone con ansia sociale sono maggiormente disponibili a partecipare ad eventi pubblici) però non intaccano lo stato ansioso soggettivo. Alla base dell’ansia c’é il sentimento spiacevole di apprensione, preoccupazione, angoscia che si prova quando si percepisce una mancanza di controllo nelle situazioni di incertezza e di rischio. Se non si agisce sulle basi di questo sentimento il trattamento sarà poco efficace. Qui entrano in gioco le psicoterapie in generale e più nello specifico la terapia ad approccio pluralistico integrato basato sull’integrazione di più approcci terapeutici, che consente di padroneggiare diversi strumenti e tecniche operative, utili ad adattare la terapia al cliente e alle sue specifiche caratteristiche, rendendo in questo modo il trattamento maggiormente efficace. Per questo motivo una cura valida per l’ansia è data dall’unione della psicoterapia a nuovi farmaci nei casi in cui si ritengano necessari.</span></div><span class="fs14"> &nbsp;</span><div> </div><span class="fs14"> &nbsp;</span><div><span class="fs14">746 parole</span></div><span class="fs14"> &nbsp;</span><div> </div><span class="fs14"> &nbsp;</span><div> </div><span class="fs14"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><div><span class="fs14"><b>ALCUNI &nbsp;&nbsp;DEI PRINCIPALI SINTOMI SOMATICI DELL’ANSIA</b> </span></div><div><span class="fs14"><b>palpitazioni &nbsp;&nbsp;</b> </span></div><div><span class="fs14"><b>respiro &nbsp;&nbsp;corto e difficoltoso</b> </span></div><div><span class="fs14"><b>tachicardia &nbsp;&nbsp;</b> </span></div><div><span class="fs14"><b>nausea</b> </span></div><div><span class="fs14"><b>dolori &nbsp;&nbsp;al torace</b> </span></div><div><span class="fs14"><b>sudorazione &nbsp;&nbsp;eccessiva</b> </span></div><div><span class="fs14"><b>tensione &nbsp;&nbsp;muscolare</b> </span></div><div><span class="fs14"><b>difficoltà &nbsp;&nbsp;a dormire</b> </span></div><div><span class="fs14"><b>irrequietezza</b> </span></div><div><span class="fs14"><b> risvegli frequenti</b> </span></div><div><span class="fs14"><b>irritabilità</b> </span></div><div><b class="fs14">difficoltà di &nbsp;&nbsp;concentrazione</b></div><span class="fs14"> &nbsp;&nbsp;</span><div> </div><span class="fs14"> &nbsp;&nbsp;</span><div> </div><span class="fs14"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><div> </div> &nbsp;<div> </div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Feb 2018 11:45:00 GMT</pubDate>
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